27) Campanella. La citt del Sole.
Quest'opera  una delle massime manifestazioni del pensiero
utopico. Essa  stata scritta in forma dialogica. Si immagina che
il dialogo avvenga fra un ospitalario (cio un membro dell'ordine
dei Cavalieri di Malta) e un Genovese, che sembra sia stato
nocchiere sulle navi di Cristoforo Colombo.  In questo primo brano
viene descritta la favolosa Citt del Sole, che si trova
sull'isola di Taprobana (Ceylon?).
T. Campanella, La citt del Sole (pagine 54-55).

Ospitalario. Dimmi, di grazia, tutto quello che t'avvenne in
questa navigazione.
Genovese. Gi t'ho detto come girai il mondo tutto, e poi come
arrivai alla Taprobana e fui forzato mettere in terra, e poi,
fuggendo la furia di terrazzani, mi rinselvai, e uscii in un gran
piano proprio sotto l'equinoziale.
Ospitalario. Qui che t'occorse?.
Genovese. Subito incontrai un gran squadrone d'uomini e donne
armate, e molti di loro intendevano la lingua mia, li quali mi
condussero alla Citt del Sole.
Ospitalario. Di' come  fatta questa citt e come si governa.
Genovese. Sorge nell'ampia campagna un colle, sopra il quale sta
la maggior parte della citt; ma arrivano i suoi giri molto spazio
fuor delle radici del monte, il quale  tanto, che la citt fa due
miglia di diametro e pi, e viene ad essere sette miglia di
circolo; ma, per la levatura, pi abitazioni ha, che si fosse in
piano.
E' la citt distinta in sette gironi grandissimi, nominati dalli
sette pianeti, e s'entra dall'uno all'altro per quattro strade e
per quattro porte, alli quattro angoli del mondo spettanti; ma sta
in modo che, se fosse espugnato il primo girone, bisogna pi
travaglio al secondo e poi pi; talch sette fiate bisogna
espugnarla per vincerla. Ma io son di parere, che neanche il primo
si pu, tanto  grosso e terrapieno, e ha valguardi [baluardi],
torrioni, artelleria e fossati di fuora.
Entrati dunque per la porta Tramontana, di ferro coperta, fatta
che s'alza e cala con bello ingegno, si vede un piano di cinquanta
passi tra la muraglia prima e l'altra. Appresso stanno palazzi
tutti uniti per giro col muro, che puoi dir che tutti siano uno; e
di sopra han li rivellini sopra a colonne, come chiostri di frati,
e di sotto non vi  introito, se non dalla parte concava delli
palazzi. Poi son le stanze belle con le finestre al convesso e al
concavo, e son distinte con picciole mura tra loro. Solo il muro
convesso  grosso otto palmi, il convavo tre, li mezzani uno o
poco pi.
Appresso poi s'arriva al secondo piano, ch' dui passi o tre
manco, e si vedono le seconde  mura con li rivellini in fuora e
passeggiatri; e dalla parte dentro, l'altro muro, che serra i
palazzi in mezzo, il chiostro con le colonne di sotto, e di sopra
belle pitture.
E cos s'arriva fin al supremo e sempre per piani. Solo quando
s'entran le porte, che son doppie per le mura interiori ed
esteriori, si ascende per gradi tali, che non si conosce, perch
vanno obliquamente, e son d'altura quasi insensibile distinte le
scale.
Nella summit del monte vi  un gran piano e un gran tempio in
mezzo, di stupendo artifizio.
Ospitalario. Di', di' mo, per vita sua.
Genovese. Il tempio  tondo perfettamente, e non ha muraglia che
lo circonda; ma sta situato sopra colonne grosse e belle assai. La
cupola grande ha in mezzo una cupoletta con uno spiraglio, che
prende sopra l'altare, ch' un solo e sta nel mezzo del tempio.
Girano le colonne trecento passi e pi, e fuor delle colonne della
cupola vi sono per otto passi li chiostri con mura poco elevate
sopra le sedie, che stan d'intorno al concavo dell'esterior muro,
bench in tutte le colonne interiori, che senza muro fraposto
tengono il tempio insieme, non manchino sedili portatili assai.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
decimo, pagine 754-756.

G. Zappitello, Antologia filosofica,, Quaderno secondo/1. Capitolo
Due.
28) Campanella. I cardini dell'utopia.
Nella societ descritta nella Citt del Sole notiamo due aspetti
tipici del pensiero utopico: l'abolizione della propriet privata
e l'abolizione della famiglia. Il giudizio negativo sulla famiglia
 motivato dal fatto che essa  fonte di egoismo, di amor
proprio, di discriminazione sociale; proprio come la propriet
privata. Entrambe sono considerate i due massimi nemici della
dimensione comunitaria della vita e della fratellanza universale.
La soluzione proposta anche in quest'opera  la comunione delle
donne e dei bambini, soluzione che viene presentata senza tener
conto del suo carattere innaturale e della carica di violenza
insita in essa. In questo passo viene espressa anche una notevole
diffidenza verso l'amore, atto libero e disordinato, ed il
desiderio di ridurlo alla sua dimensione biologica (curare la
razza), certamente pi controllabile. [NOTA BENE.: i Mogori sono i
Mongoli; spropriati sono coloro che si sono spogliati di ogni
egoismo].
T. Campanella, La citt del Sole ( pagine 54-55).

Il Amore ha cura della generazione, con unir li maschi e le femine
in modo che faccin buona razza; e si riden di noi che attendemo
alla razza de' cani e cavalli, e trascuramo la nostra. Tien cura
dell'educazione, delle medicine, spezierie, del seminare e
raccogliere li frutti, delle biade, delle mense e d'ogni altra
cosa pertinente al vitto e vestito e coito, e ha molti maestri e
maestre dedicate a queste arti.
Il Metafisico tratta tutti questi negozi con loro, ch senza lui
nulla si fa, e ogni cosa la communicano essi quattro, e dove il
Metafisico inchina, son d'accordo.
Ospitalario. Or dimmi degli offizi e dell'educazione e del modo
come si vive; si  republica o monarchia o Stato di pochi.
Genovese. Questa  una gente ch'arriv l dall'Indie, ed erano
molti filosofi, che fuggro la rovina di Mogori e d'altri predoni
e tiranni; onde si risolsero di vivere alla filosofica in commune,
si ben la communit delle donne non si usa tra le genti della
provinzia loro; ma essi l'usano, ed  questo il modo. Tutte cose
son communi; ma stan in man di offiziali le dispense, onde non
solo il vitto, ma le scienze e onori e spassi son communi, ma in
maniera che non si pu appropriare cosa alcuna.
Dicono essi che tutta la propriet nasce da far casa appartata, e
figli e moglie propria, onde nasce l'amor proprio; ch, per
sublimar a ricchezze o a dignit il figlio o lasciarlo erede,
ognuno diventa o rapace publico, se non ha timore, sendo potente;
o avaro e insidioso e ippocrita, si  impotente. Ma quando prdono
l'amor proprio, resta il commune solo.
Ospitalario. Dunque nullo vorr fatigare, mentre aspetta che
l'altro fatichi, come Aristotile dice contra Platone.
Genovese. Io non so disputare, ma ti dico c'hanno tanto amore alla
patria loro, che  una cosa stupenda, pi che si dice delli
Romani, quanto son pi spropriati. E credo che li preti e monaci
nostri, se non avessero li parenti e li amici, o l'ambizione di
crescere pi a dignit, sariano pi spropriati e santi e
caritativi con tutti.
Ospitalario. Dunque l non ci  amicizia, poich non si fan
piacere l'un l'altro.
Genovese. Anzi grandissima: perch  bello a vedere, che tra loro
non ponno donarsi cosa alcuna, perch tutto hanno del commune; e
molto guardano gli offiziali, che nullo abbia pi che merita. Per
quanto  bisogno tutti l'hanno. E l'amico si conosce tra loro
nelle guerre, nell'infirmit, nelle scienze, dove s'aiutano e
s'insegnano l'un l'altro. E tutti li gioveni s'appellan frati, e
quei che son quindici anni pi di loro, padri, e quindici meno,
figli.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
decimo, pagine 758-759.
